Commento IV Domenica di Pasqua (ANNO C)

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

COMMENTO

 Le mie pecore ascoltano la mia voce

imagesLa IV domenica di Pasqua è illuminata dall’immagine del Buon Pastore. In questo contesto primaverile, la liturgia ci immerge in un contesto caro all’intera Bibbia, facendoci pensare a pascoli erbosi, a greggi di pecore, al bastone e al vincastro, ma anche al pericolo dei dirupi e dei lupi.
È un vangelo di quattro versetti quello di oggi, poche parole, tratte da un discorso più ampio del capitolo 10 di Giovanni. Poche espressioni, ma intense, forti, che hanno un valore maggiore in questo tempo di Pasqua in cui celebriamo la vittoria sulla morte e le nozze dell’Agnello.
C’è quindi un paradosso biblico che rende ancora più forte questa domenica: il Pastore è tanto più credibile perché si è fatto Agnello. Il bastone del Pastore è associato al legno della Croce. La sua voce che chiama le pecore è associato al silenzio dell’Agnello, muto, che non apre la sua bocca, mentre viene immolato per noi.
Il messaggio centrale è dato dai primi due versetti: “Le mie pecore ascoltano la mia voce. Io do loro la vita eterna”. Gesù è in contrasto con i Giudei che ancora non vogliono credere (10,24: “Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente!”) e invita a fare una scelta: se non credete, allora vuol dire che non siete mie pecore.
Ora tre verbi caratterizzano il rapporto pastore – pecore: le pecore ascoltano la voce, il pastore le conosce, le pecore lo seguono.
Ogni giorno siamo sommersi e sollecitati da tante voci. Anzi, spesso le voci diventano brusio, rumore, confusione. Le nostre orecchie, senza volerlo, sono toccate da tanti suoni. Eppure sappiamo riconoscere le voci diverse, quelle di coloro che amiamo. Addirittura capiamo quali sono i loro sentimenti dai toni della voce, dalle pause, dalla forza o dalla tenerezza delle parole. Voci… che ri-conosciamo perché sono di persone che ci conoscono. È ormai attestato che pure il neonato sa riconoscere perfettamente non solo la voce della mamma, ma anche quella del papà, voci che lo hanno atteso e chiamato con amore e trepidazione nei mesi della gravidanza.
Nel Vangelo di Giovanni più volte si parla della “voce”. Mi piace ricordare la “voce dello Sposo” riconosciuta dall’amico dello sposo, Giovanni Battista, chiamato a presentare al mondo il Cristo. E poi, al capitolo 11, la voce di Gesù che richiamerà alla vita l’amico Lazzaro da quattro giorni nel sepolcro.
Gli uomini possono riconoscere la voce del pastore e seguirlo, perché è la Voce di un amico che li ama. Gesù li conosce, ci conosce. Il verbo “conoscere” nella Bibbia non esprime un processo puramente intellettuale, ma è frutto di una “esperienza”, una presenza che si rivela nell’amore.
Gesù è l’unico a conoscerci fino in fondo perché ci ha amati sino alla fine… Lui ha fatto esperienza della nostra umanità, “immergendosi” pienamente nella nostra vita. È vero Pastore perché si è fatto ultimo, si è fatto Agnello. È vero Pastore perché è morto per donarci la vita. A noi non resta altro che seguirlo.
Buona domenica e buona settimana!

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