Il culto della Madonna della "Sprescia"

La devozione dei bivonesi verso la madre di Gesù è stata costante attraverso i tempi ed essi l’hanno dimostrata dedicando alla Madonna un culto assai assiduo nelle vari chiese e onorandola come Maria Immacolata, la Madonna del Carmelo, la Vergine Assunta, la Madonna dell’Olio, l’Addolorata.
Un’attenzione particolare merita una cappella, che edificata a sud del paese, è dedicata alla Madonna di “La Sprescia”. L’esistenza di tale cappella e di tale culto è sconosciuto ai più, ma coloro che ne sono devoti frequentano questo luogo per pregare e per invocare la sollecitudine della Madonna di “La Sprescia”.
E’ bene risalire alle origini di questa cappella e in particolare al suo culto. Si tramanda che un signore di Bivona, accusato di aver redatto un atto falso, sia stato colpito da mandato di cattura e tradotto nelle carceri di Sciacca. A questo punto cominciano i guai per la famiglia che, non solo veniva privata del sostentamento del lavoro del capofamiglia, ma andava incontro ad un lungo e faticoso viaggio per far visita al proprio congiunto.
Si ricorda, a proposito, che la storia risale al secolo scorso, quando ci si poteva spostare da un luogo all’altro ricorrendo alla carrozza, al carretto o al mulo. Quindi, raggiungere Sciacca in queste condizioni significava affrontare un viaggio di lunghe giornate e di fatica notevole.
Il viaggio iniziava a sud del paese nell’attuale trazzera di “San Lunardu”. Un giorno la donna, stanca di tanta fatica, nell’intraprendere ancora una volta la via per Sciacca, invocò con ardore la Madonna chiedendole di sollecitare (sprisciari) la causa del marito e di farlo tornare libero a casa.
Mentre la donna così pregava, sentì una voce che diceva: “E’ libero, è libero”. Nello stesso istante scorse una fila di muli con degli uomini e tra essi il marito. Nel punto in cui pregò, per la grazia, la donna decise di erigere una cappelletta alla Madonna che chiamò della “Sprescia” .
Quando si scavò per eseguire il lavoro, fu trovato un involto in cui era racchiusa una immagine della Madonna con il Bambino che tiene il mappamondo in mano. Costruita la cappella, in essa fu posta l’immagine trovata e quel luogo divenne meta di culto e di preghiera sopratutto da parte di chi desiderava l’attuazione di qualche desiderio.
Dopo la seconda guerra mondiale alcuni paesani che avevano dimenticato il loro credo cristiano ed altri che professavano una religione non cattolica incendiarono la cappella. Il quadro, anche se a contatto con il fuoco, si è in parte annerito ma non bruciato.
Tra il 1950 e il 1955 la piccola cappella è stata ricostruita più grande e con un altare in gesso su cui è possibile celebrare la Messa.

Fonti: “Immagini e testimonianze del nostro passato”

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