Storie dei Miracoli Eucaristici nel tempo

Le Ostie si trasformano in carne

“Sono io il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. (Gv 6,49).
L’intelligenza umana stenta a credere che il pane e il vino si possano trasformare in vera Carne e vero Sangue di Gesù, poiché nell’atto della consacrazione nulla di visibile appare sotto gli occhi umani, mentre la fede spinge a credere fermamente nelle parole di Gesù.
I miracoli Eucaristici confermano appunto le parole di Gesù e, nei fatti, consolidano la fede e dimostrano la presenza reale del Corpo e del Sangue del Signore nel pane Eucaristico..
Questi fatti prodigiosi sfidano la nostra razionalità che stenta ad arrendersi al soprannaturale, ma a Dio nulla è impossibile nemmeno che “Nel Pane sia celata l’umanità di Gesù”.

Il Miracolo Eucaristico di Lanciano, 700 d.C.

L’antica Anxanum dei Frentani conserva, da oltre dodici secoli, il primo e più grande Miracolo Eucaristico della Chiesa Cattolica.
Tale Prodigio avvenne nel sec. VIII d. C., nella piccola chiesa di San Legonziano, per il dubbio di un monaco Basiliano sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Durante la celebrazione della Santa Messa, fatta la doppia consacrazione, l’ostia diventò Carne viva e il vino si mutò in Sangue vivo, raggrumandosi in cinque globuli irregolari e diversi per forma e grandezza.
L’Ostia-Carne, come oggi si osserva molto bene, ha la grandezza dell’ostia grande attualmente in uso nella Chiesa Latina, è leggermente bruna e diventa tutta rosea se osservata in trasparenza.
Il Sangue è coagulato, di colore terreo, tendente al giallo-ocra. La Carne, dal 1713, è conservata in un artistico Ostensorio d’argento, finemente cesellato, di scuola napoletana. Il Sangue è contenuto in una ricca ed antica ampolla di cristallo di Rocca.
I Frati Minori Conventuali custodiscono il Miracolo fin dal 1252, per volere del vescovo di Chieti, Landulfo, e con Bolla pontificia del 12.5.1252.
Precedentemente si erano succeduti i Monaci Basiliani fino al 1176 e i Benedettini fino al 1252.
Nel 1258 i Francescani costruirono l’attuale Santuario che, nel 700, subì la trasformazione dallo stile romanico – gotico in barocco.
Il «Miracolo» fu collocato dapprima in una Cappella a lato dell’altare maggiore, quindi, dal 1636, in un altare laterale della Navata, che conserva ancora l’antica custodia in ferro battuto e l’epigrafe commemorativa.
Dal 1902 il «Miracolo» è custodito nel secondo tabernacolo dell’altare monumentale, fatto erigere dai Lancianesi, al centro del presbiterio.
Alle varie ricognizioni ecclesiastiche, condotte fin dal 1574, seguì, nel 1970-1971 e ripresa in parte nel 1981, quella scientifica, compiuta dal Professore Odoardo Linoli, libero docente in Anatomia e Istologia Patologica e in Chimica e Microscopia Clinica, coadiuvato dal Prof. Ruggero Bertelli, dell’Università di Siena. Le analisi, eseguite con assoluto rigore scientifico e documentate da una serie di fotografie al microscopio, hanno dato questi risultati: La Carne è vera Carne. Il Sangue è vero Sangue. La Carne e il Sangue appartengono alla specie umana. La Carne è un “CUORE” completo nella sua struttura essenziale. Nella Carne sono presenti, in sezione, il miocardio, l’endocardio, il nervo vago e, per il rilevante spessore del miocardio, il ventricolo cardiaco sinistro. La Carne e il Sangue hanno lo stesso gruppo sanguigno: AB.
Nel Sangue sono state ritrovate le proteine normalmente frazionate con i rapporti percentuali quali si hanno nel quadro siero-proteico del sangue fresco normale. Nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali: Cloruro, Fosforo, Magnesio, Potassio, Sodio e Calcio.
La conservazione della Carne e del Sangue Miracolosi, lasciati allo stato naturale per dodici secoli ed esposti all’azione di agenti fisici, atmosferici e biologici, rimane un Fenomeno Straordinario.
A conclusione si può dire che la Scienza, chiamata in causa, ha dato una risposta sicura ed esauriente circa la autenticità del Miracolo Eucaristico di Lanciano.

Miracolo Eucaristico di Torino – 1453

Il 16 Giugno del 1453 avvenne a Torino il Miracolo del SS. Sacramento. Nell’Alta Val Susa, presso Exilles, le truppe di Renato d’Angiò si scontrarono con le milizie del Duca Lodovico di Savoia. Qui i soldati si abbandonarono al saccheggio del paese ed alcuni entrarono in Chiesa. Uno di loro, forzò la porticina del tabernacolo e rubò l’ostensorio con l’Ostia consacrata. Avvolse tutta la refurtiva in un sacco e a dorso di mulo, si diresse verso la città di Torino, Sulla piazza maggiore, presso la chiesa di S. Silvestro, ora dello Spirito Santo, sul luogo dove in seguito fu eretta la Chiesa del Corpus Domini, il giumento incespicò e cadde. Ecco allora aprirsi il sacco e l’ostensorio con l’Ostia consacrata elevarsi al di sopra delle case circostanti tra lo stupore della gente. Tra i presenti c’era anche Don Bartolomeo Coccolo, il quale corse a dar notizia al Vescovo, Lodovico dei marchesi di Romagnano. Il Vescovo, accompagnato da un corteo di popolo e di clero, si portò in piazza, si prostrò in adorazione e pregò con le parole dei discepoli di Emmaus: «Resta con noi, Signore». Nel frattempo si era verificato un altro prodigio; l’ostensorio era caduto a terra, Lasciando libera e splendente, come un secondo sole l’Ostia consacrata. Il Vescovo che teneva in mano un calice, lo alzò verso l’alto e lentamente l’Ostia consacrata, cominciò a ridiscendere, posandosi dentro il calice.
La devozione per il Miracolo Eucaristico del 1453 fu subito assunta dalla Città che promosse dapprima la costruzione di un’edicola sul luogo dei Prodigio, ben presto sostituita dalla Chiesa dedicata al Corpus Domini, Molti sono i documenti che descrivono il Miracolo: i più antichi sono i tre Arti Capitolari del 1454, 1455, e 1456 e alcuni scritti coevi del Comune di Torino. Nel 1853 il Beato Papa Pio IX celebrò solennemente il quarto centenario del Miracolo, cerimonia, a cui parteciparono anche San Giovanni Bosco e Don Rua. Pio IX in quest’occasione inoltre approvò l’Ufficio e la Messa propri del Miracolo per l’arcidiocesi di Torino – Nel 1928 Pio XI elevò la Chiesa del Corpus Domini alla dignità di Basilica Minore.

Miracolo Eucarisitico di Alatri Italia, 1228

Ad Alatri si conserva ancora oggi la Reliquia del Miracolo Eucaristico avvenuto nel 1228. La Cattedrale di San Paolo apostolo custodisce un frammento di Particola convertita in carne. Una giovane donna, per riconquistare l’amore del suo fidanzato si rivolse ad una fattucchiera.
Questa le ordina di rubare un’Ostia consacrata per farne un filtro d’amore. Durante una Messa la ragazza riesce a prelevare un’Ostia che nasconde in un panno, ma arrivata a casa si accorge che l’Ostia si è trasformata in carne sanguinante.
Di questo Prodigio ne parlano numerosi documenti, tra cui la Bolla di Gregorio IX. (13 marzo 1228).
La testimonianza più autorevole su questo Miracolo si trova nella Bolla Fraternitas tuæ, scritta da Papa Gregorio IX (13 marzo 1228) (13 marzo 1228) in risposta al Vescovo di Alatri, Giovanni V.
Gregorio Vescovo servo dei servi di Dio al Ven. Fratello Vescovo di Alatri salute ed Apostolica benedizione.
Ecco il testo della Bolla Pontificia:
Abbiamo ricevuto la tua lettera, fratello carissimo, che ci informava come una certa giovane suggestionata dal cattivo consiglio di una malefica donna, dopo aver ricevuto dal sacerdote il Corpo sacratissimo di Cristo, lo trattenne nella bocca fino al momento in cui, colta l’occasione favorevole, lo poté nascondere in un panno, dove, dopo tre giorni, ritrovò lo stesso Corpo, che aveva ricevuto in forma di pane, trasformato in carne, come tuttora ognuno può constatare coi propri occhi. Poiché l’una e l’altra donna ti hanno tutto ciò umilmente rivelato, desideri un nostro parere circa la punizione da infliggere alle colpevoli. In primo luogo, dobbiamo rendere grazie, con tutte le nostre forze, a Colui che, pur operando in ogni cosa in modo meraviglioso, tuttavia in qualche occasione ripete i miracoli e suscita nuovi prodigi, affinché, irrobustendo la fede nelle verità della Chiesa Cattolica, sostenendo la speranza, riaccendendo la carità, richiami i peccatori, converta i perfidi e confonda la malvagità degli eretici.
Pertanto, fratello carissimo, a mezzo di questa lettera apostolica, disponiamo che tu infligga una punizione più mite alla giovane, che riteniamo abbia compiuto l’azione delittuosa più per debolezza che per cattiveria, specialmente perché è da credersi che si sia sufficientemente pentita nel confessare il peccato.
Alla istigatrice poi, che con la sua perversione la spinse a commettere il sacrilegio, dopo averle applicato quelle misure disciplinari che crediamo opportuno di affidare al tuo criterio, imponi che, visitando i Vescovi più vicini, confessi umilmente il suo reato, implorando, con devota sottomissione, il perdono».
Il Sommo Pontefice interpretò l’episodio come un segno contro le diffuse eresie circa la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e perdonò le due donne pentite. In occasione del 750° anniversario si coniò una medaglia commemorativa che rappresenta in un faccia la facciata della Cattedrale, avendo nella parte superiore il reliquiario dell’Ostia incanata; nell’altra faccia, la figura del busto di Papa Gregorio con la Bolla Pontificia.

Miracolo Eucaristico di Augsburg Germania, 1194

Nel 1194, una signora di Augsburg particolarmente devota del Santissimo Sacramento, dopo essersi comunicata mise l’Ostia in un fazzoletto, tornata a casa ripose l’Ostia in un involucro di cera dentro un armadio.
Dopo cinque anni la donna tormentata dai rimorsi rivelò al superiore del convento di Heilig Kreuz, Padre Berthold, l’atto sacrilego il quale si fece consegnare l’Ostia, quando il sacerdote aprì l’involucro di cera che avvolgeva la Particola, vide che questa si era trasformata in carne sanguinante. L’Ostia si presentava «divisa in due parti unite l’una con l’altra tramite dei fili sottili di carne sanguinante».
Il sacerdote riferì immediatamente l’accaduto al Vescovo della città, Udalskalk che ordinò che l’Ostia prodigiosa venisse «trasferita, accompagnata dal clero e dal popolo, nel Duomo ed esposta in un Ostensorio di cristallo per la pubblica adorazione». L’Ostia, esposta ai fedeli nel Duomo, straordinariamente cominciò a crescere e a gonfiarsi e questo fenomeno durò dal giorno di Pasqua fino alla festa di San Giovanni Battista, davanti gli occhi di tutti. In seguito, il Vescovo Udalskalk fece riportare l’Ostia presso il convento di Heilig Kreuz e stabilì che, «a ricordo di un fatto così memorabile e straordinario», ogni anno fosse festeggiata una speciale ricorrenza in onore della Santa Reliquia. Nel 1200, il conte di Rechber, donò ai Padri agostiniani uno scrigno di argento rettangolare, provvisto di un’apertura anteriore, nel quale venne riposta l’Ostia del Miracolo.
Nel corso dei secoli furono compiute diverse analisi sulla Particola che hanno sempre confermato che si tratta di carne e sangue umano. Oggi il Convento di Heilig Kreuz è custodito dai Padri Domenicani.

Miracolo Eucaristico di Middleburg-Lovanio Belgio, 1374

Questo Miracolo Eucaristico risale all’anno 1347. Nella chiesa di San Pietro, in Muiddeburg, l’Ostia consacrata si trasformò durante durante la Comunione in carne sanguinante, I Padri Agostiniani di Lovaina conservano fino ad oggi una parte dell’Ostia.
Il monaco Jean di Gheest, confessore dell’Arcivescovo che approvò il culto, chiese allo stesso la donazione di una parte della Reliquia. L’altra parte si trova nella Chiesa di San Pietro, in Middleburg.
Nel 1374 un domestico chiamato Jean che da molti anni non si confessava, nonostante la vita dissoluta che conduceva, fu invitato dalla nobildonna a cui era a servizio, ad andare a messa durante la Quaresima.
Con gli altri domestici partecipò alla messa Eucaristica nella Chiesa di San Pietro a Middeblurg quando arrivò il momento di comunicarsi, il disgraziato si accostò con superficialità all’altare, con il suo più grande sbalordimento l’Ostia consacrata che ricevette sulla lingua si trasformò in Carne sanguinante, Jean turbato tirò immediatamente fuori dalla bocca la Particola che sanguinava e il Sangue cadde sopra il panno che ricopriva la balaustra davanti all’altare.
Il sacerdote con emozione ripose l’Ostia miracolosa su un vassoio dentro al Tabernacolo, il domestico ravveduto confessò di fronte a tutti, il suo grande peccato e, convertito, condusse in seguito una vita esemplare manifestando una grande devozione per il Santissimo Sacramento.

Miracolo Eucaristico di Cimballa Spagna, 1370

Nel 1370, il parroco di Cinballa, durante la celebrazone della Messa domenicale fu assalito da forti dubbi sulla reale presenza di Gesù nel Sacramento dell’Eucarestia. Nel momento della consacrazione Don Tommaso con sgomento vide l’Ostia trasformarsi in vera Carne e da questa cominciò a fuoriuscire abbondante sangue tanto da riversarsi sul corporale.
L’episodio rafforzò la fede vacillante del sacerdote celebrante che pentitosi, si ritirò in un monastero per dedicarsi ad una vita di penitenza e di preghiera.
La Reliquia fu così portata in processione e la notizia si sparse ovunque. Molti furono i Miracoli attribuiti al «Santísimo Misterio Dubio» che da allora fu sempre oggetto di grande devozione da parte dei fedeli.
Ogni anno, il 12 settembre, si celebra la memoria del Miracolo nella chiesa parrocchiale dove tuttora si conserva la Reliquia del corporale macchiato di Sangue.
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete» (Gv 6,35). Dinnanzi al più grande dei miracoli che Dio ci ha concesso nel dono dell’Eucarestia, la nostra mente talvolta si perde attonita, dubbiosa e incredula per quel che è e rimane il miracolo dell’amore. Dio si abbassa fino all’uomo e simile a fuoco ardente consuma i nostri peccati e ci illumina l’anima.
I Miracoli Eucaristici documentati possono aiutare i dubbiosi ad oltranza a vincere la diffidenza e ad arrendersi alle parole veraci di Gesù: “Io sono il pane della vita”.

Miracolo Eucaristico di Cascia

A Cascia, nella Basilica dedicata a Santa Rita, si conserva ancora la Reliquia del celebre Miracolo Eucaristico, avvenuto a Siena nel 1330. A un Sacerdote fu chiesto di portare la Comunione a un contadino infermo. Il prete, prese una Particola consacrata e la pose irriverentemente tra le pagine del suo breviario e si avviò dal contadino. Arrivato a casa del malato, dopo averlo confessato, aprì il libro per prendere l’Ostia che vi aveva riposto, ma con sua grande sorpresa osservò che la Particola si era tinta di sangue vivo tanto da impregnare ambedue le pagine tra le quali era Stata posta. Il Sacerdote, confuso e pentito, si recò immediatamente a Siena presso il Convento agostiniano per chiedere consiglio al Padre Simone Fidati da Cascia, conosciuto da tutti per essere un sant’uomo. Questi, udito il racconto concesse il perdono al Sacerdote e chiese di tenere con sé quelle due pagine macchiate di sangue.
Numerosi sono stati i Sommi Pontefici che ne hanno promosso il culto concedendo indulgenze. In un testo antichissimo del convento di Sant’Agostino sono descritte numerose notizie riguardanti il Prodigio. Oltre a questo testo, l’episodio viene anche citato negli Statuti Comunali di Cascia del 1387.
Nel 1930, in occasione del sesto centenario dell’evento, fu celebrato a Cascia un Congresso Eucaristico per l’intera diocesi di Norcia, fu allora inaugurato un prezioso ed artistico Ostensorio e venne pubblicata tutta la documentazione storica reperibile al riguardo.

Miracolo Eucaristico di Ferrara

Nella Basilica di Santa Maria in Vado è ancora custodita la reliquia del miracolo eucaristico avvenuto nel 1171. Intorno al VII secolo la devozione dei fedeli, per un’immagine della Madonna detta di “San Luca” e posta su un capitello, che le venivano attribuiti molti miracoli, elevò, proprio sul passaggio del fiume “Ferraruolo” una chiesetta che prese il nome di “Santa Maria del Vado” cioè del “guado”.
Il giorno di Pasqua del 28 marzo 1171, il priore dei Canonici Regolari Portuensi, P. Pietro di Verona, stava celebrando la Messa Pasquale, assistito da tre confratelli (Borio, Leonardo e Aimone). Quando, giunto al momento della consacrazione dell’Ostia, si sprigionò da questa un fiotto di Sangue, che andò a posarsi in larghe gocce sulla piccola volta e visibili a tutti. Le cronache dell’avvenimento raccontano del «Sacro terrore del celebrante e della immensa meraviglia del popolo che stipava la chiesina».
Molti furono i testimoni che affermarono di aver visto l’Ostia assumere un colore sanguigno e di aver scorso in essa la figura di un bambino. Dell’accaduto furono informati immediatamente il Vescovo Amato di Ferrara e l’Arcivescovo Gherardo di Ravenna i quali constatarono con i loro occhi il Sangue persistente del Miracolo, cioè «Il Sangue che vivissimo rosseggiava la piccola volta dell’altare».
La chiesa divenne immediatamente meta di pellegrinaggio, e venne successivamente ristrutturata ed ampliata per ordine del duca Ercole I d’Este, a partire dal 1495.
Successivamente fu costruita l’attuale splendida e monumentale Basilica ove nel 1501 fu trasferita la piccola volta punteggiata del Sangue prezioso di Gesù, in cui sono ancora visibili le tracce di Sangue.
Numerose sono le testimonianze che riportano il Miracolo, tra queste la più importante è la Bolla di Papa Eugenio IV (30 marzo 1442), in cui il Pontefice menziona il Prodigio riferendosi alle testimonianze dei fedeli e alle antiche fonti storiche. II manoscritto di Gerardo Cambrense è il documento più antico (1197) che menziona il Prodigio ed è conservato nella Biblioteca Lamberthiana di Canterbury. Un altro documento, che risale al 6 marzo 1404, è la Bolla del Cardinale Migliorati, in cui si concedono delle indulgenze a «chi visiterà la chiesa e renderà omaggio al Sangue Prodigioso». Ancora oggi, il 28 di ogni mese nella Basilica, attualmente officiata dai Missionari del Preziosissimo Sangue di San Gaspare del Bufalo, si pratica l’Adorazione Eucaristica a memoria del Miracolo e ogni anno, si celebrano le solenni le solenni Quarantore. Nel 1971 è stato celebrato l’ottavo centenario del Miracolo.

Miracolo Eucaristico di Bolsena

Le attuali ricerche storiche confermano quanto riportano le testimonianze più amiche, il Miracolo avvenne nell’estate del 1264 nella chiesa di Santa Cristina. Un sacerdote boemo, Pietro da Praga. Venne in Italia per una udienza con Papa Urbano IV. che durante l’estate si era trasferito ad Orvieto, accompagnato anche da San Tommaso d’Acquino e numerosi altri teologi e Cardinali. Pietro da Praga, subito dopo essere staro ricevuto dal Papa, si incamminò per ritornare in Boemia. Lungo la via del ritorno si fermò a Bolsena, dove celebrò la Messa nella chiesa intitolata a Santa Cristina. Al momento della consacrazione Eucaristica, il Sacerdote interiormente dubbioso sulla reale presenza sotto le Specie del pane e del vino, nel pronunciare le parole che permettono la transustanziazione, avvenne il Miracolo, vide stillare dall’Eucarestia delle gocce di sangue che caddero a bagnare il corporale ed i lini sacri. Sulla lapide, posta a ricordo del prodigio sta scritto, «Improvvisamente quell’Ostia apparve, in modo visibile, vera carne e aspersa di rosso sangue, eccetto quella particella tenuta dalle dita dì lui: il che non si crede accadesse senza mistero, ma piuttosto perché fosse noto a tutti che quella era veramente l’Ostia che era stata nelle mani dello stesso Sacerdote celebrante portata sopra il calice».
La notizia del Miracolo si diffuse subito e sia il Papa che San Tommaso d’Acquino poterono verificare immediatamente di persona il Prodigio. Dopo attento esame Urbano IV ne approvò il culto. Egli decise poi di estendere la festa del Corpus Domini, che sino all’epoca era stata soltanto una festa locale della diocesi di Liegi, a tutta la Chiesa universale. Il Papa incaricò San Tommaso di scrivere la liturgia che avrebbe accompagnato la Bolla “Transiturus de hoc mundo ad Patrem” in cui vengono esposte le ragioni per cui l’Eucaristia è così importante per la vita della Chiesa.
Attualmente nella cappella di Santa Cristina si possono ancora ammirare i marmi tinti di sangue del miracolo Eucaristico.

Miracolo Eucaristico di Macerata

Il 25 Aprile del 1356, a Macerata, un Sacerdote di cui non si conosce il nome, stava celebrando la Messa nella cappella della chiesa di Santa Caterina. Durante la frazione del pane, prima della comunione, il Sacerdote cominciò a dubitare circa la reale presenza di Gesù nell’Ostia consacrata. Fu proprio nel momento in cui spezzava l’Ostia che con suo grande spavento vide sgorgare da questa un abbondante fiotto di sangue che macchiò parte del lino e del calice posti sull’altare.
Il Sacerdote informò subito il Vescovo Niccolò da San Martino, che ordinò di portare la Reliquia del lino insanguinato nella Cattedrale e istituì un regolare processo canonico.
Già dal XIV secolo “il corporale veniva portato in solenne processione per la città, chiuso in un’urna di cristallo d’argento, con il concorso di tutto il Piceno”.
Ancora oggi è possibile venerare la Reliquia del «corporale macchiato di sangue», nella chiesa Cattedrale di Santa Maria Assunta, sotto l’altare del Santissimo Sacramento, e in questa chiesa si conserva la pergamena in cui viene descritto il Prodigio.
Ogni anno, in occasione della festa del Corpus Domini, il corporale del Miracolo viene portato in processione dietro il Santissimo Sacramento.

Miracolo Eucaristico di Santarèm – Portogallo, 1247

A Santarém il 16 Febbraio del 1266 una donna, in preda alla gelosia per il marito, su suggerimento di una fattucchiera, rubò un’Ostia consacrata e la nascose in un panno di lino che immediatamente si macchio di sangue, la giovane sconvolta corse a casa per vedere cosa stava succedendo e con stupore vide che del Sangue stava sgorgando dall’Ostia. Sbalordita e confusa la donna ripose la Particola in un cassetto della camera da letto ma con grande spavento vide nella notte sprigionarsi dal cassetto splendenti fasci di luce che illuminarono la stanza. Dinnanzi a tale Prodigio la donna dovette raccontare tutto all’attonito marito che non riusciva a comprendere quanto stava succedendo. Il giorno seguente, il parroco informato dai due sposi del Prodigio, con solenne processione riportò l’Ostia consacrata nella chiesa di Santo Spirito, tuttavia l’Ostia continuò a sanguinare per altri tre giorni. Successivamente la Particola fu posta in un magnifico reliquiario di cera d’api. Oggi la Sacra Particola si conserva in un Trono Eucaristico del XVIII secolo, sopra l’altare maggiore. La chiesa di Santo Stefano è conosciuta come il Santuario del Santo Miracolo. Ancora oggi nella chiesa di Santo Stefano a Santarém è possibile ammirare la preziosa Reliquia.
Nel 1684 La casa degli sposi è stata trasformata in una cappella. In varie epoche diversi Pontefici hanno concesso indulgenze plenarie per questo miracolo eucaristico: Pio IV, San Pio V, Pio VI e Papa Gregorio XIV.

Miracolo Eucaristico di Digione – Francia 1430

Nel 1430, a Monaco, una donna acquistò presso un rigattiere un’Ostensorio, quasi sicuramente rubato, perché conteneva ancora l’Ostia grande per l’adorazione. La donna, essendo incredula riguardo la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, decise di togliere dall’Ostensorio la Particola con un coltello. Improvvisamente l’Ostia cominciò a stillare Sangue vivo che si asciugò immediatamente imprimendo l’immagine del Signore assiso su un trono semicircolare e nei lati raffigurati alcuni strumenti della Passione.
La donna sconcertata si recò dal canonico Anelon che trattenne l’Ostia presso di sé. L’episodio ben presto venne a conoscenza anche del Papa, Eugenio IV, che volle donare l’Ostia miracolosa al duca Filippo di Borgogna, che poi ne fece dono alla città di Digione.
Nel 1794 il comune di Digione requisì la Basilica di San Michele Arcangelo per consacrarla a tempio della nuova setta «la Raison», cioè della «dea ragione». L’Ostia miracolosa venne bruciata Una delle vetrate della Cattedrale di Digione è raffigurata la scena principale del prodigio. “Io sono il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna del deserto e morirono. Questo è il pane disceso dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia” (Gv 6:48)

Miracoli Eucaristici avvenuti in conseguenza di atti scellerati: ostie rubate e fritte nell’olio, ostie sfregiate con il punteruolo, colpite con il coltello buttate nel fuoco, polverizzate, si sono trasformate in carne, hanno sanguinato si sono librate nell’aria. Dio ha voluto attraverso il prodigio a testimoniare che l’OSTIA consacrata è veramente “Il pane di vita”.
Dio non si arrende nemmeno dinnanzi alla malvagità dell’uomo alle sue scellerate nefandezze, sino alla fine vuole tentare l’impossibile per catturare i nostri cuori e indirizzarli sulla via del vero bene, ossia verso la nostra felicità.

Miracolo Eucaristico di Trani

A Trani, in Puglia, ancora oggi è custodita nella Cattedrale intitolata a Maria SS.ma Assunta la Reliquia di questo Miracolo Eucaristico avvenuto intorno all’anno mille.
Una donna di religione non cristiana, incredula circa la verità del Dogma Cattolico della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, aiutata da una sua amica, fingendosi cristiana si comunicò con le altre durante la celebrazione di una Santa Messa, prese la particola in bocca poi la mise nel fazzoletto così riuscì a rubare l’Ostia consacrata.
Tornata a casa, la donna quasi sfidando Dio, volendo sperimentare se fosse solo pane, pose la Particola consacrata dentro una padella di olio sopra il fuoco per friggerla, a contatto con l’olio bollente l’Ostia si trasformò in carne sanguinolenta che stillò una grande quantità di sangue, come in un’emorragia e il sangue si riversò sul pavimento in quella maledetta casa fino a fuoriuscire dalla porta di casa.
La donna Spaventata e piena di terrore, cominciò a gridare, le vicine accorsero subito per vedere quale fosse il motivo di un così gran pianto.
Il frate Bartolomeo Campi, (1625) descrive un accurato resoconto di come si svolsero i fatti. E molti altri documenti che riportano il Prodigio, tra cui alcuni monogrammi eucaristici riprodotti sulle antiche vie della città.
L’Arcivescovo fu subito informato dell’accaduto e ordinò di riportare riverentemente la Particola nella chiesa. Lo stesso abate cistercense Ferdinando Ughelli (1670), scriveva: «A Trani si venera una sacra Ostia, fritta per disprezzo alla nostra fede nella quale, svelato il pane azzimo, apparve la vera Carne e il vero Sangue di Cristo, che cadde fino a terra».
Una conferma indiretta al Miracolo la troviamo anche in un’affermazione di San Pio da Pietrelcina che esclamò: «Trani è fortunata, perché il Sangue di Cristo ha bagnato la sua terra».
Nel 1706 la casa della donna fu trasformata in cappella grazie alla generosa offerta del nobile Ottaviano Campitelli. La Reliquia dell’Ostia fu riposta nel 1616 dentro ad un antico reliquiario d’argento donato da Fabrizio de Cunio. Su questa Santa Reliquia vennero eseguiti molti controlli e verifiche in diverse epoche, l’ultima risale al 1924, in occasione del Congresso Eucaristico interdiocesano ad opera di Monsignor Giuseppe Maria Leo.

Miracolo Eucaristico di Pozman – Polonia 1399

Nel 1399, nella città di Poznan, una donna attratta da una grande ricompensa rubò dalla Chiesa dei Domenicani tre ostie consacrate per conto di persone contrarie alla fede cristiana, appena costoro ricevettero le Ostie le posero su un tavolo le colpirono con un punteruolo come gesto di sfregio. Inaspettatamente dalle Particole incomincio a gocciolare sangue, una ragazza del gruppo che era molto vicina ricevette il sangue che le bagnò il viso, la ragazza che non vedeva, riacquisto immediatamente la vista. A tale Prodigio, i sacrileghi colti dal panico tentarono in tutti modi di distruggere le Ostie consacrate ma non ci riuscirono allora le portarono fuori città e le buttarono nella palude nelle vicinanze del fiume Warta. Più tardi un ragazzo che si trovava a passare vicino alla palude vide con meraviglia tre Ostie sospese luminosissime nell’aria, raccontò del prodigio alle autorità locali, in un primo momento il Borgomastro non gli prestò attenzione credendolo un impostore anzi ne né ordinò il carcere, ma quando il giovane si ripresentò in quanto era riuscito a liberarsi misteriosamente il borgomastro si recò con il giovane nel luogo del Prodigio.
Molta gente sbalordita si era nel frattempo radunata per vedere le tre Ostie luminose e sospese nell’aria, solamente il Vescovo Wojciech Jastrzebiec dopo ferventi preghiere riuscì a far discendere le Particole nella pisside che aveva tra le mani e recuperare le Particole e in processione solenne furono portate nella chiesa di Santa Maria Maddalena.
In segno di devozione il re Wladyslaw Jagiello fece edificare una Chiesa dedicata al Corpus Domini proprio sul luogo dove era avvenuto il Prodigio. Nel XIX secolo, al posto del vecchio palazzo dove era stata compiuta la profanazione delle Particole, venne costruito un Santuario dove ancora oggi è conservato il tavolo con le impronte del Sangue stillato dalle Ostie. Ancora oggi è possibile venerare le Particole presso la chiesa del Corpus Domini a Poznan.

Miracolo Eucaristico di Parigi – Francia 1290

Nel 1290 un uomo chiamato Jonathas, che aveva in odio la Fede Cattolica e non credeva nella reale presenza di Cristo nell’Ostia consacrata, riuscì a procurarsi dietro compenso una Particola consacrata. Venuto in possesso dell’Ostia, l’uomo la colpì con un coltello e da questa cominciò a fuoriuscire Sangue che inondò il contenitore nel quale era stata posta. In preda al panico decise di gettarla nel fuoco ma questa si innalzò al di sopra del braciere. Disperato allora la gettò nell’acqua bollente e questa, improvvisamente, si librò in aria, prendendo l’aspetto di un crocifisso. Infine, da sola, si depose nella scodella di una parrocchiana di Saint-Jean-en-Grève che la portò dal suo curato. Cosi scrive l’Arcivescovo francese Mons. Rupp, che parla del Miracolo Eucaristico di Parigi nelle pagine dedicate all’Episcopato di Simon Matifas de Busay che tenne la sede di Saint Denis dal 1290 al 1304.
Per diversi secoli, essa rimase in un piccolo reliquiario nella chiesa di Saint-Jean. Durante la Rivoluzione se ne persero però le tracce».

Miracolo Eucaristico di Offida

Ad Offida, presso la Chiesa di Sant’Agostino si conservano le Reliquie del Miracolo Eucaristico. Nel 1273, a Lanciano, una donna di nome Ricciarella, per riconquistare l’affetto del marito Giacomo Stasio, dietro consiglio di una maga, si accostò alla Comunione per trafugare un’Ostia consacrata. Tornata a casa la mise sul fuoco sopra un coppo con l’intento di polverizzarla e metterla poi nel cibo del marito. La Particola invece si convertì in carne sanguinante.
Ricciarella, terrorizzata dagli eventi, avvolse il coppo e l’Ostia sanguinante in una tovaglia di lino che seppellì poi in una buca sotto il letame nella stalla del marito. Strani eventi si susseguirono all’interno della stalla: la giumenta di Giacomo, ogni volta che vi entrava, si prostrava in ginocchio verso il luogo dove era seppellita l’Ostia miracolosa, tanto da indurre Giacomo a pensare che la moglie avesse fatto un maleficio alla bestia. Sette anni dopo Ricciarella, in preda ai rimorsi, confessò il suo orribile sacrilegio all’allora priore del convento agostiniano di Lanciano, Giacomo Diotallevi, nativo di Offida. Come raccontano le cronache più antiche la donna in lacrime cominciò a gridare al sacerdote: «Ho ucciso Dio! Ho ucciso Dio!». Il Sacerdote recatosi sul luogo, trovò intatto l’involto con le reliquie che furono poi donate ai suoi concittadini.
Per conservare la Sacra Ostia gli offidani fecero costruire un reliquiario a forma di croce. Come narra un’antica cronaca, dall’orafo a Venezia furono inviati frate Michele e un confratello. Giunti in quella città, si fecero promettere dall’orafo, con giuramento di fedeltà «che non avrebbe rivelato a nessuno quanto egli stava per vedere e collocare dentro la croce. Dopo di che, l’orafo fece per prendere la pisside con l’Ostia miracolosa, ma colto da febbre improvvisa, esclamò: “Che cosa mi hai portato, o frate mio?”, il religioso allora gli chiese se fosse in peccato mortale. Avendo l’orefice risposto di sì, fece la sua confessione davanti allo stesso frate, e, scomparsa la lebbre, senza alcun pericolo prese la pisside, ne estrasse l’Ostia, e la chiuse insieme col sacro Legno nella medesima croce, con sopra un cristallo, come si può chiaramente vedere». I reliquiari del coppo e della tovaglia macchiata di sangue con la croce contenente l’Ostia miracolosa sono esposti nella Chiesa di Sant’Agostino ad Offida. La casa di Ricciarella a Lanciano è stata invece trasformata in una piccola cappella.
Numerosi sono i documenti che descrivono il Prodigio tra cui una copia autentica di una pergamena del sec. XIII, scritta dal notaio Giovanni Battista Doria nel 1788. Vi sono inoltre numerose Bolle di Papi come quella di Bonifacio VIII (1295), e quella di Sisto (1585).

Miracolo Eucaristico di Mogoro

A Mogorio nell’Aprile del 1606, don Salvatore Spiga, parroco della Chiesa di San Bernardino, stava celebrando la Messa e dopo la consacrazione cominciò a distribuire la Comunione ai fedeli. Vide accostarsi alla Comunione anche due uomini, conosciuti da tutti per la vita dissoluta che conducevano. Il Parroco diede loro la Comunione ed appena questi ricevettero le Particole in bocca, le sputarono a terra sulla pietra della balaustra. I due uomini, si giustificarono dell’accaduto dicendo che le Ostie erano divenute bollenti come dei carboni ardenti e gli avevano bruciato la lingua. Poi, presi dai rimorsi per non essersi confessati prima, scapparono via. Don Salvatore fece raccogliere le sacre Ostie cadute e vide che nella pietra erano rimaste come scolpite, le impronte delle due Particole. Ordinò allora di lavare accuratamente la pietra, sperando che le impronte potessero essere cancellate. Ma ogni tentativo fallì miseramente. Numerosi storici, fra cui: Pietro Cossu e Casu, descrivono gli accertamenti fatti dal Vescovo del tempo, Monsignor Antonio Surredo, e dai suoi successori.
La testimonianza più autorevole che conferma il prodigio è l’atto pubblico rogato dal notaio Pedro Antonio Escano il 25 maggio 1686, con cui il Rettore di Mogoro stipulò un contratto per l’erezione di un tempietto di legno dorato sulla sommità dell’altare maggiore, tempietto che alla base doveva contenere una cavità per accogliervi la «pietra del Miracolo», la quale doveva essere conservata racchiusa entro una decorosa scatola e collocata in modo da poter essere vista dai fedeli. La pietra presenta ancora oggi le impronte rotonde delle due Ostie.
Per questo prodigioso avvenimento e in riparazione per quell’atto sacrilego, ogni anno, la domenica successiva a quella di Pasqua, a Mogoro si svolge una solenne processione eucaristica.

Miracolo Eucaristico Bettbrunn – Germania 1125

Nel 1125 nel villaggio di Bettbrunn un uomo profondamente devoto del Santissimo Sacramento A causa del zelo perché non riusciva ad andare a messa tutte le volte che desiderava, come soluzione per poter adorare il Signore, decise di trafugare un’Ostia consacrata.
Il contadino praticò un foro sell’estremità superiore sul bastone che portava con sé e vi nascose l’Ostia.
Quando il bestiame riposava, l’uomo conficcava il bastone nel terreno, e si inginocchiava davanti al Santissimo per molte ore. Per diversi mesi il contadino andò avanti così finché un giorno, distrattamente, lanciò d’impulso il bastone che racchiudeva la Particola contro il bestiame che si era allontanato troppo. L’Ostia cadde a terra e l’uomo, profondamente amareggiato, s’inchinò per raccoglierla. Ogni tentativo di sollevarla da terra risultò inutile allora andò a chiamare il parroco di Tholling. Anche al sacerdote fu impossibile raccoglierla e così chiesero aiuto al Vescovo di Regensburg, Hartwich, che subito si recò nel luogo del Prodigio con tutto il clero. Solamente quando il Vescovo promise di costruire in quel luogo una cappella l’Ostia si lasciò sollevare da terra. La costruzione della cappella venne terminata nel 1125 e la preziosa Reliquia fu conservata in questo luogo fino al 1330, fino a quando un incendio non distrusse tutto. La cappella fu ricostruita, e nel suo interno fu posto uno dei pilastri che si era salvato dall’incendio.

Miracolo Eucaristico di Ettiswil – Svizzera 1447

Mercoledì 23 maggio 1447, Anna Vögtli appartenente ad una setta satanica, riuscì a trafugare dalla Chiesa parrocchiale di Ettiswil la pisside contenente l’Ostia Magna. Lei stessa, nella confessione resa alla polizia racconta: «Dopo aver infilato la mia mano attraverso la stretta grata di ferro m’impadronii dell’Ostia magna, ma appena superai il muro del cimitero, il SS. Sacramento cominciò a diventare così pesante che io fui incapace di portarlo oltre. Non potendo andare più avanti, né indietreggiare, mi disfai dell’Ostia che gettai vicino a una siepe, nelle ortiche».
La Particola fu scoperta dalla signora Margherita Schulmeister, custode di un allevamento di maiali, che raccontò come «una volta arrivata con i miei maiali nelle vicinanze del luogo dove era stato gettato il Santissimo Sacramento, le mie bestie non vollero più andare avanti. Fu allora che chiesi aiuto a due uomini che passavano a cavallo. Essi videro in mezzo all’erba l’Ostia rubata, divisa in sette particelle. Sei di esse formavano un fiore simile a una rosa e una grande luce le circondava». Le sei particelle furono conservate nella Chiesa di Ettiswil e divennero oggetto di grande venerazione da parte degli abitanti del villaggio e dei forestieri. E Dio compì attraverso queste numerose guarigioni.  Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! (Gv 12,27). I Miracoli Eucaristici sono degli interventi prodigiosi che hanno lo scopo di confermare la fede nella presenza reale del corpo e del sangue del Signore nell’Eucarestia.

Per l’Incarnazione Dio si abbassa fino all’uomo, per l’Eucarestia l’uomo si innalza fino a Dio.

Miracolo Eucaristico di Torino – 1453

Il 16 Giugno del 1453 avvenne a Torino il Miracolo del SS. Sacramento. Nell’Alta Val Susa, presso Exilles, le truppe di Renato d’Angiò si scontrarono con le milizie del Duca Lodovico di Savoia. Qui i soldati si abbandonarono al saccheggio del paese ed alcuni entrarono in Chiesa. Uno di loro, forzò la porticina del tabernacolo e rubò l’ostensorio con l’Ostia consacrata. Avvolse tutta la refurtiva in un sacco e a dorso di mulo, si diresse verso la città di Torino, Sulla piazza maggiore, presso la chiesa di S. Silvestro, ora dello Spirito Santo, sul luogo dove in seguito fu eretta la Chiesa del Corpus Domini, il giumento incespicò e cadde. Ecco allora aprirsi il sacco e l’ostensorio con l’Ostia consacrata elevarsi al di sopra delle case circostanti tra lo stupore della gente. Tra i presenti c’era anche Don Bartolomeo Coccolo, il quale corse a dar notizia al Vescovo, Lodovico dei marchesi di Romagnano. Il Vescovo, accompagnato da un corteo di popolo e di clero, si portò in piazza, si prostrò in adorazione e pregò con le parole dei discepoli di Emmaus: «Resta con noi, Signore». Nel frattempo si era verificato un altro prodigio; l’ostensorio era caduto a terra, Lasciando libera e splendente, come un secondo sole l’Ostia consacrata. Il Vescovo che teneva in mano un calice, lo alzò verso l’alto e lentamente l’Ostia consacrata, cominciò a ridiscendere, posandosi dentro il calice.
La devozione per il Miracolo Eucaristico del 1453 fu subito assunta dalla Città che promosse dapprima la costruzione di un’edicola sul luogo dei Prodigio, ben presto sostituita dalla Chiesa dedicata al Corpus Domini, Molti sono i documenti che descrivono il Miracolo: i più antichi sono i tre Arti Capitolari del 1454, 1455, e 1456 e alcuni scritti coevi del Comune di Torino. Nel 1853 il Beato Papa Pio IX celebrò solennemente il quarto centenario del Miracolo, cerimonia, a cui parteciparono anche San Giovanni Bosco e Don Rua. Pio IX in quest’occasione inoltre approvò l’Ufficio e la Messa propri del Miracolo per l’arcidiocesi di Torino – Nel 1928 Pio XI elevò la Chiesa del Corpus Domini alla dignità di Basilica Minore.

Miracolo Eucaristico di Siena – 1730

Il 14 agosto del 1730, alcuni ladri riescono ad entrare nella Chiesa di San Francesco a Siena, officiata dai Minori Conventuali, e rubano la pisside contenente 351 Particele consacrate. Dopo tre giorni, il 17 agosto, nella cassetta delle elemosine del Santuario di Santa Maria in Provenzano, in mezzo alla polvere, furono ritrovare le 351 Ostie intatte. Tutto il popolo accorse a festeggiare il ritrovamento delle sante Ostie, che furono subito riportate in solenne processione, nella chiesa di San Francesco.
Tra i documenti più imporranti che descrivono il Prodigio c’è una memoria scritta da un certo Macchi nel 1730, Il trascorrere degli anni non causò alcun segno di alterazione nelle Particole. Più volte, sono state esaminate con ogni mezzo ma le conclusioni sono sempre state le stesse: «Le sacre Particole sono ancora fresche, intatte, fisicamente incorrotte, chimicamente e non presentano alcun principio di corruzione». Nel 1914, il Papa San Pio X autorizzò un esame a cui parteciparono numerosi professori di: bromatologia (scienza che studia le sostanze alimentari dal punto di vista dei vari caratteri fisici e della loro composizione), di igiene, di chimica e di farmaceutica, fra cui vi era anche il noto Professore Siro Grimaldi.
La conclusione finale del verbale che redassero, affermava: «Le Sante Particole di Siena sono un classico esempio della perfetta conservazione di Particole di pane azzimo consacrare nell’anno 1730, e costituiscono un fenomeno singolare, palpitante di attualità che inverte le leggi naturali della conservazione delta maceria organica, è strano, è sorprendente, è anormale: le leggi della natura si sono invertire, il vetro è diventalo sede di muffe, il pane azzimo è stato invece più refrattario del cristallo… È un fatto unico consacrato negli annali della scienza». Altre analisi furono compiute nel 1922, al momento del trasferimento delle Particole in un cilindro di quarzo ialino detto comunemente cristallo di rocca.
Il Miracolo permanente delle Santissime Particole è custodito nella cappella Piccolomini nei mesi estivi, e nella cappella Martinotti nei mesi invernali.

Miracolo Eucaristico di Onil – Spagna 1824

Il 5 novembre del 1824, Nicolás Bernabeu rubò nella chiesa di Onil l’ostensorio che conteneva il Santissimo Sacramento e altri oggetti. Quando il ladro cercò di rivendere gli oggetti rubati ad Alicante, il negoziante insospettito avvertì le autorità il ladro fu arrestato, nel contempo Nicolás Bernabeusi si era già liberato della refurtiva nascondendola in un campo di verdura nella zona detta «la Pedrera». Il 28 Novembre la signora Teresa Carbonell del vicino paese di Tibi che si trovava a passare nella zona detta «la Pedrera» ritrovò l’Ostensorio in mezzo al campo di verdura con ancora l’Ostia intatta Don Guillermo Hijarrubia, delegato dell’Arcivescovo di Valencia, esattamente dopo 119 anni confermò l’autenticità del Miracolo, riscontrando la conservazione incorrotta della Particola contenuta nell’ostensorio rubato.
Ancora oggi nonostante siano trascorsi 182 anni dal Prodigio si può ammirare nella chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo di Onil, l’Ostia miracolosa che è rimasta intatta dopo quasi due secoli. Ogni anno si celebra la Festa di Nostro Signore «Robat», per commemorare il Prodigio Eucaristico e il ritrovamento dell’Ostia.

Miracolo Eucaristico di Volterra – 1472

Nel 1472, durante la guerra scoppiata tra Volterra e Firenze, un soldato fiorentino, entrato nella Cattedrale di Volterra, dal tabernacolo rubo la pisside di avorio contenente numerose Ostie consacrate oltre a numerosi oggetti sacri. Appena uscito dalla chiesa, colto da un odio fortissimo verso Gesù Eucarestia, scaraventò la pisside con il suo prezioso contenuto contro una delle pareti esterne della chiesa e da questa fuoriuscirono tutte le Ostie consacrate che, come sorrette da una mano invisibile, si innalzarono miracolosamente nel vuoto tutte raggianti di luce e vi rimasero sospese per parecchio tempo. Il soldato cadde a terra dallo spavento e pentito cominciò a piangere. Numerosi furono i testimoni che assistettero al Prodigio.
Tra le testimonianze più autorevoli che descrivono il Prodigio, oggi conservata presso gli archivi della chiesa di San Francesco e alcuni atti comunali custoditi presso la biblioteca municipale di Volterra c’è la relazione scritta del Frate Biagio Lisci che ne fu diretto testimone.

Miracolo Eucaristico di Marseille-en-Beauvais – Francia, 1533

Nell’anno 1532 alcuni ladri rubarono nella Chiesa parrocchiale di Marseille en Beauvais il prezioso ciborio d’argento che conteneva delle Ostie consacrate. Le Ostie furono abbandonate lungo la strada principale e nascoste sotto una grossa pietra. Il signor Jean Moucque che percorreva quella strada nonostante la forte bufera di neve, la sua attenzione venne catturata da una grossa pietra posata sul ciglio della strada che stranamente non era coperta di neve. La sollevò e con sua grande meraviglia vi trovò delle Ostie completamente integre. Subito avvisò il parroco, don Prothais, che, accompagnato da numerosi fedeli, riportò in parrocchia le Sante Particole. Sul luogo del ritrovamento venne piantata una croce e in seguito fu costruita una cappella per agevolare l’afflusso dei molti fedeli devoti, la Chapel des Saintes Hosties.
Qui il Signore operò molte guarigioni; clamorosa fu la guarigione del sacerdote Jaques Sauvage, che affetto da paralisi, aveva perso anche l’uso della voce, fu risanato completamente, o quelle del Signor d’Autreche, cieco dalla nascita, che riacquistò la vista.
Nel 1561 il Vescovo-Conte de Beauvais, Odet de Coligny, passò alla religione calvinista e si sposò con Elisabetta de Hauteville. Prima di abiurare ordinò di consumare le Sante Ostie miracolosamente preservate.

Miracolo Eucaristico di Herentals – Belgio 1412

Nel 1412, un certo Jan van Langerstede, che si procurava da vivere rubando oggetti sacri dalle chiese che poi rivendeva in giro per l’Europa, si recò nel vicino villaggio di Poederlee, entrò nella chiesa parrocchiale e trafugò il calice e il ciborio contenente cinque Particole consacrate. Mentre ritornava ad Herentals, dove alloggiava in un albergo, nella zona conosciuta con il nome di «De Hegge» «la siepe», si sentì trattenuto da una misteriosa forza che gli impediva di continuare il cammino, nascose allora le Ostie in un campo in una grossa tana di conigli poi ritornò tranquillamente a Herentals. Jan fu condannato all’impiccagione dal giudice Gilbert De Pape, in quanto la polizia perquisendo i suoi bagagli aveva trovato la refurtiva, tuttavia prima di morire il condannato indicò dove aveva nascosto le Ostie consacrate, allora il giudice sospese la condanna e ordino a Jan di ritornare nel luogo del misfatto verificare l’autenticità della confessione. Una moltitudine di folla li seguì e con stupore appena arrivarono nel campo, videro le Ostie tutte raggianti disposte in modo tale da formare una croce. Le Ostie miracolosamente erano rimaste intatte, nonostante le intemperie. Furono subito riportate in processione, in parte a Herentals, e in parte a Poederlee, dove vi rimasero fino al XVI secolo. Il 2 gennaio 1442, il Miracolo fu dichiarato autentico dal magistrato di Herentals e sul luogo del ritrovamento delle Ostie venne edificata una piccola Cappella. La figlia di Giovanni di Lussemburgo, Elisabetta Van Görlitz, finanziò l’ampliamento della Cappella che in seguito fu trasformata in Santuario.

Miracolo Eucaristico di Cracovia – Polonia, 1345

Nell’anno 1345, l’allora re della Polonia, Casimiro III il Grande, diede ordine di costruire una chiesa intitolata al Corpus Domini, in onore di un Miracolo Eucaristico che si verificò lo stesso anno nelle campagne di Wawel vicino a Cracovia.
In una chiesa poco lontana da Cracovia, alcuni ladri dopo aver forzato il tabernacolo, rubarono la pisside che conteneva alcune Ostie consacrate. Più tardi si accorsero che la pisside non era d’oro vero, e così la gettarono in una palude nei dintorni di Wawel piena di rifiuti e fango. Istantaneamente bagliori si sprigionarono dal fango che perdurarono per diversi giorni.
Il Vescovo di Cracovia sbalordito dal fenomeno indisse tre giorni di preghiera e digiuno al terzo giorno si recò nella palude luminosa, accompagnato in processione da tutta la gente del Villaggio. Molti cominciarono a frugare nella palude per scoprire l’origine di tale Prodigio, un uomo recuperò la pisside con dentro le Ostie che emanavano quella luce abbagliante e non solo il fango non aveva intaccato le Ostie consacrate che incredibilmente erano immacolate. Nella Chiesa del Corpus Domini a Cracovia sono ancora visibili i dipinti che descrivono il Prodigio e i documenti e le testimonianze del tempo. Ancora oggi, in occasione della festa del Corpus Domini, ogni anno si ricorda il Miracolo nella Chiesa del Corpus Domini a Cracovia. Grande è il Signore e degno di ogni lode, la sua grandezza non si può misurare. (Sal 144,3) Se credo nel Sole anche quando è celato dalle nubi e credo nell’amore anche quando non lo sento, allora devo credere in Dio anche quando tace. Con il Tuo dono Signore hai cambiato il mare delle oscure passioni che ci trascinavano e ci hai salvato dai nostri peccati che ci avevano travolti. L’Eucarestia compie nella nostra anima un lavoro costante di trasfigurazione perché ci prepara progressivamente alla vita eterna.

Miracolo Eucaristico di Tumaco – Colombia 1906

Nella piccola isola dell’Oceano Pacifico di Tumaco, il 31 gennaio del 1906 alle dieci di mattina, un maremoto per circa dieci minuti fece tremare spaventosamente la terra. Gli abitanti del villaggio si raccolsero davanti alla chiesa, scongiurando il Parroco, Padre Gerardo Larrondo e il Padre Julián, di predisporre subito una processione con il Santissimo Sacramento. Il mare si stava gonfiando e aveva già invaso una parte del litorale, al largo si era già formata un gigantesco fronte d’acqua che si sarebbe a breve trasformato in un’immensa onda.
Padre Larrondo seguito dagli abitanti dell’isola raggiunse la spiaggia, con l’Ostensorio in mano, scese sulla battigia e, proprio quando l’onda gigantesca stava arrivando, alzò con mano ferma l’Ostia consacrata davanti a tutti e tracciò nell’aria il segno della croce. Prima che Padre Larrondo e Padre Julián, che era al suo fianco, si rendessero conto di ciò stava accadendo la popolazione, commossa e sbalordita gridava già al “Miracolo”. Improvvisamente l’onda gigantesca che minacciava di cancellare per sempre il Villaggio di Tumaco si era miracolosamente fermata mentre il mare riprendeva il livello normale.
Tutti i presenti furono presi da una incontenibile gioia perché erano stati salvati dalla morte da Gesù Sacramentato e rivolgevano il loro ringraziamento per il grande prodigio.
L’isoletta di Tumaco, miracolosamente, fu risparmiata da quella terribile catastrofe grazie alla fede degli abitanti nel Santissimo Sacramento.
Il maremoto nella costa del Pacifico causò danni enormi e distruzione in diverse zone. Padre Bernardino García de la Concepción, che in quel momento si trovava nella città di Panama, diede questa testimonianza riguardo al terribile cataclisma che colpì la zona: «Improvvisamente una enorme onda travolse il porto, entrò nel mercato sollevando ogni cosa, le imbarcazioni che erano in secca furono lanciate a grande distanza, causando innumerevoli disgrazie».

Miracolo eucaristico di Canosio – 1630

Nel 1630, qualche giorno dopo la festa del Corpus Domini, nel villaggio di Canosio, a causa delle abbondanti piogge, il torrente Maira tracimò e la furia delle acque era così violenta da trascinare grossi massi che minacciarono il villaggio. Il villaggio rischiava di essere distrutto e lo smarrimento serpeggiava negli abitanti, don Antonio Reinardi parroco del paese, uomo di grande fede, propose ai suoi compaesani di fare un voto ossia, se il villaggio fosse stato risparmiato dalla furia delle acque, i cittadini avrebbero fatto celebrare in perpetuo una festa nell’ottava del Corpus Domini. Dopo la loro approvazione, con i fedeli Don Rainardi si diresse in processione verso il torrente, quando fu impartita la benedizione con l’ostensorio dove era stato deposto il Santissimo Sacramento, la pioggia cesso immediatamente e l’acqua rientro nell’alveo del torrente. Ancora oggi gli abitanti di Canosio ogni anno celebrano nell’ottava del Corpus Domini la festa in onore di Gesù Eucarestia in onore del Prodigio. Purtroppo, molti dei documenti che descrivevano il Miracolo, conservati fino al XVII secolo presso gli archivi parrocchiali, furono bruciati durante la guerra tra Spagna e Francia, tuttavia si è salvata una copia della relazione lasciata dal parroco che fu testimone degli eventi.

Miracolo Eucaristico di Amsterdam – Olanda 1345

Il 12 marzo del 1345, pochi giorni prima di Pasqua, Ysbrand Dommer che era gravemente malato si rivolse al parroco della chiesa di Oude Kerk per ricevere la comunione dopo averla ricevuta in bocca la vomitò in una bacinella, il cui contenuto venne poi gettato nelle fiamme del camino. La cameriera che accudiva l’uomo quando cercò di attizzare il fuoco nel camino vide una strana luce con al centro un’Ostia. I vicini sentendo gridare la donna accorsero cosi poterono verificare l’incredibile prodigio. Ysbrand prese l’Ostia, l’avvolse in un lino che pose in una cassetta che fu portata al parroco.
Il Parroco per ben tre volte cercò di portare l’Ostia consacrata nella chiesa però miracolosamente l’Ostia ritornava in casa di Ysbrand. Nei fatti si vide la volonta del Signore cosi fu deciso di trasformare la casa di Ysbrand Dommer in cappella.
Successivamente fu compilato il resoconto del Prodigio da parte dei testimoni che fu consegnato al vescovo Utrech, Jan van Arkel che autorizzò il culto del Miracolo.
La cappella nel 1452 fu distrutta da un incendio, ma prodigiosamente l’Ostensorio contenente la Sacra Particola rimase intatto. Nel 1665 il consiglio della città autorizzò il Padre Jan Van der Mey a trasformare in cappella una delle case dell’ex convento delle Beghine. Qui fu trasferito il prezioso Ostensorio, che venne trafugato da ignoti ladri. Ancora oggi vi è l’esposizione permanente del Santissimo Sacramento, a perpetua memoria del Miracolo. Gli unici oggetti che restano a ricordo del Prodigio Eucaristico sono la cassetta che conteneva l’Ostia, i documenti che descrivono il Miracolo e alcuni dipinti che è possibile vedere presso il Museo storico di Amsterdam.
Ancora oggi, ad Amsterdam, ogni anno, si tiene una processione in onore del Prodigio.

Miracolo Eucaristico di Faverney – Francia 1608

Nella Abbazia della città di Faverney nel 1608, alla vigilia della festa di Pentecoste, i monaci decisero di allestire un altare per l’esposizione e l’adorazione del Santissimo Sacramento siccome la lunetta dell’ostensorio era molto larga i monaci vi posero due Ostie.
Durante la notte, nella chiesa divampò un incendio che distrusse l’altare e gli arredi sacri. La mattina seguente il sacrestano aprì la chiesa e la trovò piena di fumo con l’altare ridotto completamente in cenere.
Accorsero i monaci ed altre persone che si misero a rimuovere la cenere con la speranza di ritrovare qualcosa dell’Ostensorio. Al diradarsi del fumo i presenti videro sbalorditi che l’Ostensorio era sospeso in aria. Alla diffondersi della notizia molta gente si accalcò per vedere il Prodigio Eucaristico, dove le Ostie erano rimaste integre nonostante l’incendio. I monaci non sapendo cosa fare per far scendere l’Ostensorio sospeso in aria, celebrarono la Santa Messa su un altare provvisorio posto sopra quello bruciato, alla elevazione dell’Ostia, l’Ostensorio lentamente discese sul nuovo altare.
Al termine del processo canonico, il 10 luglio, l’Arcivescovo di Besançon dichiarò autentico il Miracolo Eucaristico e il 13 settembre l’Arcivescovo di Rodi, quale nunzio a Bruxelles, lo fece conoscere al Papa Paolo V che concesse una Bolla d’indulgenza.
Nel 1862 la Congregazione dei riti autorizzò la celebrazione del Miracolo. Ancora oggi è possibile vedere e venerare la Reliquia di una delle due Ostie rimaste illese. L’altra Ostia purtroppo, dopo essere stata donata alla chiesa di Dole, venne distrutta dai rivoluzionari nel 1794.

Miracolo Eucaristico di Morrovalle – 1560

Nel 1560 a Morrovalle nella notte tra il 16 e il 17 aprile intorno alle due del mattino, i frati furono svegliati dal rumore violento del crepitio dell’incendio proveniente dalla chiesa che era completamente avvolta dalle fiamme. L’incendio fu domato dopo 7 ore di duro lavoro e solo nei giorni seguenti iniziarono i lavori di sgombero della massa di detriti, quando Padre Battista nel rimuovere un pezzo di marmo, appartenente all’altare maggiore, scorse nella cavità del muro la pisside con il corporale appena bruciacchiato su cui si conservava, ancora intatta ed integra, l’Ostia magna consacrata.
Il Padre Battista gridò al Miracolo, e molta gente accorse subito sul luogo per ammirare il Prodigio. Per tre giorni interi il SS.mo Sacramento rimase esposto per l’adorazione dei fedeli. Il Padre provinciale Evangelista da Morrò fece deporre l’Ostia miracolosa in una cassetta d’avorio.
Papa Pio IV per verificare l’attendibilità del prodigio di cui era venuto a conoscenza incaricò il Vescovo di Bertinoro Mons. Ludovico di Forli di verificare l’attendibilità dei fatti, visto il resoconto dell’indagine, Papa Pio IV giudicò l’evento superiore ad ogni causa naturale e ne autorizzò il culto con l’indizione della Bolla Sacrosanta Romana Ecclesia (1560).
Fino al 1600 l’Ostia miracolosa si conservò intatta, ma a causa delle vicissitudini storiche, dopo questa data dell’Ostia miracolosa si perse ogni traccia. Oggi rimane solo la teca e il coperchio della pisside, sopravvissute alle fiamme.

Miracolo Eucaristico di Rimini – 1227

Nella città di Rimini, ancora oggi è possibile visitare la chiesa eretta in onore del Miracolo Eucaristico operato da Sant’Antonio da Padova nel 1227.
Questo episodio è citato anche nella Begninitas, opera considerata tra le fonti più antiche sulla vita di Sant’Antonio e riporta la sfida con cui un certo Bonovillo rivolse contro il frate affinché gli dimostrasse la verità circa la reale presenza di Gesù nell’Eucarestia: «Frate! Te lo dico davanti a tutti: crederò nell’Eucaristia se la mia mula, che terrò digiuna per tre giorni, mangerà l’Ostia che gli offrirai tu piuttosto che la biada che gli darò io». S. Antonio accettò la sfida l’appuntamento fu fissato in Piazza Grande, richiamando una moltitudine di curiosi.
II Santo si presentò tenendo tra le mani l’Ostia consacrata chiusa nell’Ostensorio, l’eretico tenendo per mano la mula affamata. II Santo si rivolse alla mula con queste parole: «In virtù e in nome del tuo Creatore, che io per quanto ne sia indegno, tengo nelle mie mani, ti dico e ti ordino: avanza prontamente e rendi omaggio al Signore con il rispetto dovuto, affinché i malvagi e gli eretici comprendano che tutte le creature devono umiliarsi dinanzi al loro Creatore che i sacerdoti tengono nelle mani sull’altare».
E subito l’animale, rifiutando la biada del padrone, si avvicinò docile verso il religioso: piegò le zampe anteriori davanti all’Ostia e vi sostò in modo reverente. L’eretico si gettò ai piedi del Santo e abiurò pubblicamente i suoi errori. Miracolo Eucaristico di Fiecht – Austria 1310

Vicino all’altare laterale della Chiesa monasteriale si trova una tavola documentaria che racconta: «Nell’anno di grazia del 1310 un sacerdote mentre celebrava la Santa Messa fu colto dal dubbio circa la reale presenza di Gesù nell’Ostia consacrata e immediatamente dopo la consacrazione il vino si trasformò in rosso sangue che cominciò a ribollire nel calice fino a traboccare da esso. Il prodigio non sfuggì ad altri monaci che si trovavano nel coro con l’abate e numerosi pellegrini che si accostarono all’altare per verificare cosa era successo.
Il celebrante, spaventato, non riuscì a bere tutto il Santo Sangue, così l’abate depositò il resto in un recipiente accanto al panno con cui si asciugava il calice, nel tabernacolo dell’altare maggiore.
A termine di una rigorosa inchiesta il prodigio fu dichiarato autentico e si raccomandava l’adorazione del Santo Sangue.
Nel 1480, dopo 170 anni, il Santo Sangue risultava ancora «fresco come se fosse uscito oggi da una ferita», scriveva il cronista dell’epoca e ancora oggi si conserva intatto ed è contenuto in un reliquiario che si trova nel Monastero di San Georgenberg.

Miracolo Eucaristico di Ivorra – Spagna 1010

Il sacerdote di Ivorra, Bernat Oliver, un giorno dell’anno 1010 mentre celebrava la messa dubitò della realtà della presenza di Gesù nell’Eucarestia. Nell’atto della consacrazione avvenne il Miracolo, il vino nel calice si convertì in Sangue e si riversò sulla tovaglia dell’altare scendendo fino a terra. Il Vescovo di Urgell, San Ermengol, avvisato dell’accaduto, si recò immediatamentea Ivorra per constatare di persona i fatti, che vennero subito riferiti direttamente al Papa Sergio IV a Roma. Questi firmò una Bolla pontificia in cui si certificava che si trattava di un vero Miracolo. Le Reliquie del Prodigio e il documento pontificio furono collocati sotto l’altare maggiore della chiesa parrocchiale di Ivorra, intitolato a San Cugat e inaugurata nell’anno 1055 dal Vescovo Guillem de Urgell. Attualmente le sacre Reliquie si conservano in un reliquiario gotico del 1426 che contiene la tovaglia dell’altare macchiata di Sangue e altre Reliquie donate da Papa Sergio IV a San Ermengol.

Miracolo Eucaristico di Boxmeer – Olanda 1400

Nel 1400 a Boxmeer nella Chiesa di San Pietro e Paolo mentre il Sacerdote Arnoldus Groen stava celebrando la messa nell’atto della consacrazione delle specie eucaristiche fu colto dal dubbio circa la reale presenza del Signore nel pane e nel vino consacrati. Improvvisamente il vino cominciò a ribollire nel calice, si era trasformato in Sangue, fuoriuscendone e riversandosi sul corporale. Il prete terrorizzato dal prodigio, chiese subito perdono a Dio e il Sangue cessò immediatamente di fuoriuscire dal calice e si coagulò in un grande grumo. Ancora oggi si conserva la Reliquia del Corporale e del Sangue e ogni anno si festeggia l’anniversario del Prodigio con una solenne processione. Numerosi sono i documenti che descrivono il Prodigio, tra questi ci sono molte lapidi e dipinti, gli stessi Pontefici Clemente XI, Benedetto XIV, Pio IX e Leone XIII hanno manifestato una particolare devozione verso il Prodigio. Ancora oggi è possibile vedere il Sangue che non ha subito alterazioni nel tempo.

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