Il fercolo di Santa Rosalia a Bivona

A testimonianza del radicato culto di Santa Rosalia a Bivona prima del ritrovamento del corpo della Santa esiste ancora oggi una statua ed un fercolo scolpiti nel 1601 dal sacerdote bivonese don Ruggero Valenti. Si tratta della statua più antica della santuzza in Sicilia.
Il sacerdote scolpì quest’opera, commissionata dalla confraternita di Santa Rosalia, all’età di 80 anni, in espiazione di un grave peccato commesso: era solito infatti condurre una vita sregolata ed era stato protagonista di un omicidio.
L’indoratura avvenne nel 1604, ad opera dei maestri Baldassare Crapitti e Mariano Siragusa (Tornatore, 2009).
L’importanza del fercolo non risiede solo nella data anteriore al ritrovamento delle ossa della Santa sul monte Pellegrino. Alla base, infatti, presenta quattro scene che sono state importanti nella ricostruzione della sua vita. “Sotto una bella statua di lei, dov’è la vita di lei con più immagini, e ve lam scolpirono in due grotte, l’una c’ha l’uscio tanto basso, ch’ella uscendo fuori era sforzata a chinarsi,e quivi l’attendeno due Angioli, uno che quali per mano la prende; l’altro che nella grotta l’invita, e le fà più ampia la scorta” (Cascini, p.205).

Alla base del fercolo sono infatti rappresentate in bassorilievo quattro scene di vita di Santa Rosalia:
1 Incoronazione di Santa Rosalia (anteriore)
2 Chiamata dalla grotta della Quisquina a quella del Pellegrino (destra)
3 Gli esercizi ascetici (sinistra)
4 S. Rosalia tormentata dai demoni (posteriore)

Descrizione del fercolo

(a cura del dott. Salvo Tornatore)

Il fercolo e la statua di S. Rosalia, custoditi nella Chiesa omonima di Bivona, furono commissionati nel 1601 dai rettori della Confraternita di S. Rosalia allo scultore bivonese Don Ruggero Valenti, già ottantenne. La doratura venne eseguita nel 1604 dai maestri Baldassare Crapitti e Mariano Saragusa, attivi a Palermo tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo.
Il fercolo di Santa Rosalia (XVI secolo)Il fercolo, detto comunemete la Vara, è realizzato in legno policromo e dorato e presenta una tipologia a baldacchino. E’ composto da una base quadrata dove sono scolpite quattro storie a bassorilievo della vita della Santa: gli esercizi ascetici, i tormenti del demonio, la chiamata dalla grotta della Quisquina a quella del Pellegrino, l’incoronazione di S. Rosalia. Inoltre vi sono otto statuine di sante (tra cui Agata, Ninfa, Cristina e Caterina d’Alessandria) entro nicchie, decorate da conchiglie. Questa base è paragonabile a quella della cassa reliquiaria d’argento di S. Giacomno nel Duomo di Caltagirone, realizzata da NibilioGagini agli inizi del XVII secolo.
Sulla base poggiano quattro colonne, composte da cinque pezzi dallo sviluppo decrescente, che sono ricoperte da vari elementi decorativi a rilievo tratti dal repertorio figurativo tardomanierista quali mascheroni, animali fantastici, figure femminili dal busto terminante in tralci vegetali, figure ignude alate a metà tra angeli e cariatidi, numerosi puttini raffigurati in atteggiamenti alquanto insoliti. Si tratta della rappresentazione delle “grottesche”, raffinate decorazioni classicheggianti diffuse nel Cinquecento e nella prima met” del secolo successivo, caratterizzate dalla fusione di elementi sacri e profani. Il fercolo si conclude con la cupola dall’originale e raro traforo, divisa in otto sezioni decorate con angeli terminanti in tralci vegetali formanti un complesso intreccio. Al centro sono scolpite otto testine alate che circondano l’Eterno Padre. Caratteristici sono i sedici campanellini argentei dal chiaro valore scaramantico: infatti il loro suono aveva la funzione di allontanare gli spiriti maligni.
Al centro del fercolo spicca la raffinata statua lignea dorata di S. Rosalia, raffigurata come una giovane dama di corte, con abiti preziosi (tunica e mantello decorati con elementi vegetali), un’acconciatura complessa e scarpe rosse. Da notare il bel viso dai lineamenti delicati e l’espressione sognante e un po’ malinconica, accentuata dalla bocca socchiusa e dall’inclinazione della testa.
La Vara di S. Rosalia è un vero capolavoro di scultura lignea siciliana del ‘600 e un fine esempio della cultura tardomanierista (e non barocca come molti credono).
Ancora oggi, dopo più di 400 anni, la vara, seppure guastata da numerosi restauri e ridipinture (1879, 1982, 1986), mantiene le sue originarie funzioni e viene portato in processione, rigorosamente a spalla, nel giorno della festa della Patrona il 4 settembre.

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